Note di regia - Cinema Grattacielo

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Note di regia

il Progetto
Da dieci anni abito al grattacielo di Rimini e quasi subito ho pensato di farci un film. La luce mi colpiva. Una luce non percepibile dal basso, una luce che cambia ogni minuto e sposa ogni cambiamento atmosferico. Le prime immagini le ho girate durante il mio trasloco al grattacielo, poi ho continuato a riprendere amici che andavano e venivano, due gemelli gelatai che abitavano all’ottavo piano, le riunioni condominiali dove si grida e non si capisce niente, le feste con gli appartamenti pieni di gente scalza che grida ubriaca, certi tramonti che non ci si può credere che il sole, le nuvole e la nebbiolina si mischino così bene prima che il buio se li inghiotte.


  


Nel film vengono utilizzate immagini originariamente girate in pellicola, altre riprese con camere e cassettine MiniDV o DvCam, parti in Betacam, poi in HD o con le ultime GoPro. Questa molteplicità significa diverse tessiture dell’immagine e proprio la diversa grana del film, i tanti formati utlizzati, sono un livello di racconto importante, la pelle rugosa che diviene linea narrativa di forte visività. Montare queste immagini non significa solo ricostruire la storia di un edificio ma anche riflettere sui nostri mutanti modi di vedere. Spazzolare l’archivio contropelo, in un quadro tecnologico, e antropologico, che cambia.


     


I potenti immaginari del grattacielo – che possa involarsi, crollare, incendiarsi, sradicarsi per un terremoto o uno tsunami – come le paure sociali e antropologiche – che ospiti delinquenti, che ci vivano pericolosi stranieri, che sia luogo tenebroso e insicuro – necessitano di un cinema che rischi e che provi a insinuarsi fra spazi ed esperienze non protette. La possibilità del cinema di colpire al cuore la realtà, per sfiorarla nei suoi punti più contraddittori, significa comporre un film in equilibrio fra documentarietà e reinvenzione, testimonianza e superamento dei limiti. In questo senso il film si pone come un laboratorio dell’idea documentaria contemporanea, per cui fondamentale risulta un approccio sperimentale e l’utilizzo di sequenze realizzate in animazione. La capacità di giocare con la forma per osservare sensi laterali, la dimensione invisibile del grattacielo, la sua traccia pulsionale: una postura capace di valicare la squadrata evidenza di una mastodontica macchina dell’abitare, per osservarne il reale sotterraneo e desiderante.   


 

 
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